Il clavicembalo di Richard Strauss | I Musici di Santa Pelagia

Il clavicembalo di Richard Strauss

10/02/18
Salone d’Onore di Palazzo Barolo

Singolo 10,00 €

Ridotto 6,00 €

Il clavicembalo di Richard Strauss

Riccardo Forte, voce recitante
Andrea Banaudi e Maurizio Fornero, clavicembali

Einzug und feierlichen Reigen (Pavanne)Einzug und feierlichen Reigen (Pavanne)Les Graces incomparables,ou la Conti (3, 16, 1)La Superbe, ou le Forqueray (3, 17, 1)
CourantePremière Courante (1, 1, 2)Seconde Courante (1, 1, 3)Les Nonetes (1, 1, 13)
CarillonLe Carillon de Cithére (3, 14, 6)L’Evaporée (3, 15, 3)
SarabandeSarabande: La Majestueuse (1, 1, 4)Les sentimens, sarabande (1, 1, 11)

 

GavotteLa Fileuse (2, 12, 6)Gavotte (4, 26, 2) Les satires, chèvre-pieds, seconde partie (4, 23, 5) La bourbonnoise, gavotte (1, 1, 14) La Princesse Marie, premier partie(4, 20, 1)
WirbeltanzLe Turbulent (3, 18, 4) Le petits moulins à vent (3, 17, 2)Les tricoteuses (4, 23, 2)
Allemande und MenuettAllemande à deux clavecins (2, 9, 1)Les charmes (2, 9, 3)
8. MarschLes matelotes provençales premier partie (1, 3, 11)

IL CLAVICEMBALO DI RICHARD STRAUSS - Giovanni Tasso

Per parafrasare il titolo di un film di una ventina di anni fa, potremmo dire “A volte ritornano”. Dopo essere stato considerato superato tecnicamente, passato di moda e non idoneo a esprimere la poetica del Romanticismo, era stato messo definitivamente in soffitta dal più versatile pianoforte. Eh sì, per il clavicembalo sembrava essere davvero finita. Eppure, dopo un secolo di assoluto silenzio, all’inizio del XX secolo una giovane musicista polacca di nome Wanda Landowska iniziò a rispolverare questo strumento un tempo presente in tutte le corti e le residenze aristocratiche europee, che nel frattempo era diventato un pezzo da museo, ormai non più in grado di suonare. Per ovviare a questa triste situazione, la Landowska chiese alla celebre ditta di costruttori di pianoforti Pleyel di realizzarne qualche copia sul modello dei clavicembali conservati nei musei, ottenendo però strumenti pesanti e strutturalmente più vicini ai pianoforti che ai cembali del XVIII secolo.

Nonostante questi limiti pionieristici, si trattò di un primo importantissimo passo verso la rivalutazione filologica del repertorio antico, un vento che ha preso a soffiare impetuoso nella seconda parte del secolo scorso, con l’affermazione a livello planetario di ensemble di strumenti originali entrati a pieno diritto nella storia della musica. Le esibizioni al clavicembalo della Landowska colpirono non solo il pubblico più curioso – come il celebre romanziere russo Lev Tolstoi, che volle a tutti i costi vedere da vicino questa suggestiva testimonianza dell’ancien régime – ma anche molti compositori, che lo inserirono nell’organico di alcune loro opere.
Tra di essi vi era Richard Strauss, che aveva iniziato a nutrire un interesse sempre maggiore per il Barocco francese intorno al 1910, durante la lunghissima gestazione di Ariadne auf Naxos. Nella sua prima versione, questo mirabile esempio di “teatro nel teatro” doveva essere preceduto da una rappresentazione della commedia Le Bourgeois gentilhomme di Molière, con musiche di scena dello stesso Strauss, alle quali vennero aggiunti alcuni brani scritti nel 1670 da Jean-Baptiste Lully. In questo modo, il compositore di Monaco non voleva effettuare un minuzioso recupero di una importante partitura del Grand Siècle francese, ma cercare di adattarla allo spirito dei suoi tempi, per affascinare il pubblico con un velo di nostalgia per un’epoca che veniva vista in un’ottica stereotipata fatta di crinoline e parrucche incipriate.

Da questa concezione dai tratti frivoli e civettuoli, nel 1923 ebbe origine la Tanzsuite aus Klavierstücken von Francois Couperin zusammengestellt (Suite di danze da brani per clavicembalo di François Couperin), un’opera che Strauss realizzò con Heinrich Kröller, il celebre coreografo che due anni prima aveva curato la prima rappresentazione berlinese del balletto in un atto su argomento biblico Josephlegende (La leggenda di Giuseppe). Questo lavoro basato su una serie di brani tratti dai quattro libri di pièces de clavecin di Couperin fu concepito per un’orchestra numericamente piuttosto ridotta per l’epoca, ma che affiancava alla compagine degli archi una nutrita formazione di strumenti a fiato e – soprattutto – il Glockenspiel, il clavicembalo, l’arpa e la celesta, in grado da garantire una straordinaria ricchezza timbrica e un “suono barocco” ricco di sfumature cangianti. D’altra parte, questa rutilante sinfonia di colori veniva pienamente giustificata dall’occasione della première, una serata del Carnevale di Vienna divisa in quattro parti, che vide l’opera di Strauss seguita dalla celebre Ma mère l’Oye di Maurice Ravel, da I corteggiatori della ballerina, una silloge di brani di breve durata di Jean-Philippe Rameau trascritti per orchestra, e – come potevano mancare? – da due delle pagine più famose di Johann Strauss II (omonimo ma non parente di Richard), Tritsch-Tratsch-Polka e Accelerationen-Waltz.
Questo vero e proprio “tuffo nel passato” esprimeva in qualche maniera la acuta nostalgia e il rimpianto nutrito dai ceti più abbienti della società austriaca per gli anni incantati della belle époque, che lo scoppio della prima guerra mondiale aveva spazzato via insieme all’impero asburgico, lasciando all’Austria un territorio molto esiguo e un destino quanto mai incerto.

Per rievocare questa memorabile serata da un punto di vista “filologico”, questo concerto dedicato a Richard Strauss presenta i brani di Couperin che tanto colpirono la fantasia del compositore tedesco nella loro aristocratica versione originale per clavicembalo. Ancora oggi non è facile sottrarsi al fascino impalpabile di queste deliziose miniature basate su evocative istantanee di un’epoca del tutto idealizzata – Couperin visse all’epoca di Luigi XIV e di Luigi XV – durante la quale i nobili vivevano in una sorta di giardino di Armida, nella sincera convinzione che il popolo senza pane potesse nutrirsi mangiando brioche. Una situazione ingiusta e deprecabile, che la Storia ripresenta periodicamente. Ah, l’Umanità!